Verso il coaching 5.0

Stiamo vivendo l’inizio della quarta rivoluzione industriale, la tecnologia sta costringendo l’umanità a velocità talvolta difficoltose e stressanti, la tecnica sembra voler impossessarsi dello sviluppo stesso dell’individuo, infine in alcuni luoghi si comincia  a parlare di società 5.0: come possiamo miscelare tutto questo per un’evoluzione sana e gratificante, per il raggiungimento di risultati positivi per le persone e gli apparati produttivi e sociali?

La domanda è importante e non si può evitare: io certo non intendo avventurarmi in una tale vastità, posso contribuire con una piccola e limitata risposta che ha un focus preciso: il pubblico al quale mi rivolgo e le competenze che ho sviluppato.

Infatti questi ultimi richiami a società e sistemi possono apparire “troppo grandi” e tuttavia vanno considerati: chi ha meno possibilità di farlo rischia di stare un passo indietro, ed oggi un passo indietro potrebbe comportare un rischio troppo elevato da correre; ecco allora che offrire una sintesi aderente alla realtà può essere utile ed anche comodo.

Sono sempre più consapevole  che l’imprenditore PMI e il middle management sono quelle fasce che stanno correndo quel rischio; il primo perché è costretto ad abbandonare la sua specificità per essere competitivo, acquisire competenze che “di pancia” ritiene inutili -digitalizzazione, marketing, controllo di gestione- eppure sono centrali, ma questo comporta studiare ed approfondire in un panorama ove spessissimo manca il tempo e così non si fa o lo si fa in modo approssimativo e poco concreto; la seconda categoria, il middle management, è oggi proprio l’ostaggio di quelle tensioni: relazioni di collaboratori poco motivati e stressati, gestione di team disallineati e nel contempo relazioni con board e proprietà ove la tensione al risultato è l’unico argomento , da ottenere in qualunque modo, il tutto con una formazione relativamente leggera sulla gestione dello stato e delle persone.

Il coaching è lo strumento che può essere protagonista con questo pubblico, ma con qualche attenzione: il coach in ascolto e facilitatore, il coach che sostiene lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo e dell’organizzazione, il coach “presente” che si adatta alla situazione e all’ambiente, che non porta soluzioni indiscutibili, che porta se stesso e non i suoi protocolli; queste specificazioni sono importanti e spiegano la forzatura del titolo, coaching 5.0, in coerenza con società 5.0, più avanti di industria 4.0.

Mi piace immaginare l’evoluzione della professione, una professione che prende dall’evoluzione sociale gli spunti per migliorare esse stessa e diventare veicolo per lo sviluppo di  visioni e strumenti  nuovi che possano accompagnare l’evoluzione di sistemi economici e produttivi in totale sintonia con l’umanità, per un benessere globale.

Utopia? Ambizione? Decidi un po’ tu: certamente è una sfida che mi appartiene.

di Luca Maria Gallotti
29 Giugno 2022