Digitare “Worl-life balance” in Google porta ad un lungo elenco di pagine che in modo poco distinto ne delineano il significato: equilibrare gli impegni lavorativi con la vita privata, e mi sovviene l’immagine di una bilancia a due piatti, per vivere sereni e produttivi.
Ho molto semplificato il tema, ma non sono lontano da come viene normalmente posto, e non essendo così allineato a tale semplificazione ora vorrei fare un poco di ordine, soprattutto a beneficio di coloro che dovrebbero essere “padroni del proprio tempo”.
Diverse prospettive
Approccio l’argomento con la convinzione che in realtà esistono due diverse prospettive dalle quali partire: la prima “arreda” lo scenario datore di lavoro-collaboratore/dipendente e la seconda, che definirei “sistemica”, ha origine nell’individuo; nel primo caso ci si riferisce ad una serie di strumenti/modalità appartenenti alla politica di gestione delle risorse umane, nel secondo si considera come l’individuo/sistema dovrebbe generare una spinta ad armonizzare ruoli ricoperti e relative attività, dunque non solo a bilanciare il lavoro con la vita, partendo dalla situazione personale e su questa inserire strategie e comportamenti coerenti.
Prospettiva datore lavoro-dipendente/collaboratore: la questione è improntata sull’equazione “felicità del lavoratore=maggiore produttività” e si sviluppa in una serie di consigli per raggiungere lo scopo; ormai frequentemente nel grande calderone del wellfare aziendale si parla di inserire pause, valorizzare il tempo dei dipendenti, consentire supporto ai collaboratori con figli, rivedere carichi di lavoro, utilizzare correttamente smartworking, garantire flessibilità, spostare il focus dall’orario alla flessibilità e così via.
Non è tale prospettiva che intendo affrontare in questo articolo, ne sottolineo solamente il fatto che il tutto deriva da quell’equazione sopra espressa, ovvero la ricerca di maggiore produttività, riduzione delle assenze, riduzione dl turnover.
Questo punto di partenza lo considero comunque limitativo, in quanto generalizzato, e riduttivo in quanto si limita ad un’offerta di strumenti senza considerare ove questi trovano applicazione, conseguentemente potrebbero essere talvolta efficaci e talvolta per nulla.
Prospettiva sistemica: è certamente la modalità più appropriata per coloro che sono, o dovrebbero essere, padroni del proprio tempo e dunque gestiscono in autonomia se stessi e le proprie attività lavorative/professionali/imprenditoriali; mi riferisco dunque a chi è alla ricerca del successo e che considera se stesso e le proprie azioni, vita e lavoro, come un solo sistema che, se armonizzato, lo porta proprio nella direzione voluta.
Parlo dunque di persone che “possiedono” il proprio business, che non scambiano tempo-denaro, consapevoli di poter determinare i propri comportamenti in funzione di obiettivi chiari: imprenditori, liberi professionisti e manager con alta responsabilità.
Armonia per il successo
Preferisco allora utilizzare “armonizzare” che “bilanciare”: il secondo mi porta all’immagine di una bilancia, dove si ricerca un equilibrio caricando in modo uguale due piatti. Non è così, perché i piatti non sono due, sono quanti i ruoli che ciascuno vive, lavorativi e non: in questo modo si supera la contrapposizione che nasce da considerare solamente work-life e si accede ad una visione superiore, sistemica, dove le soluzioni che normalmente vengono proposte in tale ambito – gestione del tempo, pianificazione, gestione delle priorità, organizzazione, ecc- divengono le strategie per ottenere e sostenere l’armonia, con il conseguente benessere e produttività necessari alla performance.
Dunque è indispensabile partire dalla persona e valutare quanto sia chiaro lo scopo verso cui tende, in quanto ogni ruolo che ricopre, sia esso riconducibile ad aree lavorative o familiari o sociali o di qualsiasi altra natura, ha la necessità di convergere in tale direzione.
Ne esce chiaramente allora il motivo di un approccio sistemico, dentro il quale successivamente si andranno a determinare gli obiettivi perseguiti all’interno di ogni ruolo affinché tutto sia armonico e sostenibile nel tempo.
Tale approccio necessita di passaggi ben definiti:
- valutazione della chiarezza dello scopo personale e dei principi guida dei ruoli;
- determinazione di obiettivi chiari per ogni ruolo;
- bozza delle pianificazioni derivate, per obiettivo;
- determinazione di gerarchie delle pianificazioni secondo parametri valoriali;
- pianificazione complessiva;
- valutazione delle risorse esterne: tempo, persone;
- strategie e tecniche di alta produttività: gestione del tempo, automazioni, gestione delle connessioni, canali comunicativi e loro funzionalità, accessibilità personale, organizzazione personale, interazioni funzionali con il team, focus, delega, gestione priorità/urgenze;
- preventivazione degli ostacoli: interferenze, convinzioni;
- potenziamento delle risorse interne: concentrazione, perseveranza, mantenimento dello stato emotivo, mindset dinamico, resilienza, forma fisica, routine potenzianti.
Competenza trasversale necessaria: comunicazione efficace ed assertiva, interiore e sociale.
Ho sintetizzato quello che ritengo il processo appropriato per agire in armonia nei ruoli individuali, in modo efficiente dal punto di vista produttivo e con un atteggiamento positivo verso l’ambiente: il solo ricorrere, come spessissimo vedo accadere, alle strategie è estremamente limitante in quanto evidenzia solo il “come” approcciare e risolvere qualcosa che ha bisogno, per la sua stessa sostenibilità, di partire dal “perché”.