La calma come abitudine

Molto spesso incontro persone che mi parlano della loro capacità di auto-controllarsi in momenti di tensione o pressione.

La percezione che ricevo é che in modo generico viene così definito lo sforzo, auto-costruito, a non sbottare, a non perdere il controllo e pertanto avviarsi a comunicazioni aggressive e ad uno stato personale di disagio e difficoltà. Comunemente si dice “conto fino a dieci e poi parlo”, per dire cosa? Insomma una re-azione educata e fattiva, ma pur sempre una reazione.

Questo non basta, se poi è gestita in dialogo interiore non va proprio bene!

Questo tipo di attività, così come intesa comunemente, genera di fatto una compressione di energia, energia che viene confusa come se fosse un’emozione negativa da non vivere, da respingere. Questa compressione consuma e stanca.

L’obiettivo è costruire una sana abitudine ad uno stato permanente di calma che consenta, anche nell’istante ove più ci sentiamo arrabbiati e scossi, di poter:

“vivere” l’emozione accogliendola e riconoscendola: cosa colpisce? L’orgoglio, la nostra auto stima, un possibile risultato, la nostra credibilità e reputazione,…
“conservare” l’energia e indirizzarla;
infine strutturare la comunicazione idonea e funzionale, verso se stessi o verso altri.

Come fare?

Innanzi tutto occorre godere di uno stato fisico di benessere e allenato: alimentazione corretta e movimento sono indispensabili.

Secondariamente é necessario un esercizio continuo all’utilizzo di un linguaggio positivo e di comunicazione pro-attiva, interna ed esterna: le parole formano i pensieri!

Sviluppare infine un atteggiamento volto al “qui e ora” e dedicare una manciata di minuti ogni giorno alla meditazione sono il fertilizzante più idoneo.

di Luca Maria Gallotti
22 Giugno 2022