“In severitatem mutari”

Il mio motto: tre parole, e c’è tutto.

Cominciamo dal verbo: “mutari” ovvero “trasformarsi”.

Ogni individuo è in continua trasformazione: scegliere e decidere, in qualunque momento della giornata, portano sempre l’evoluzione verso una direzione piuttosto che un’altra, e questo a dispetto del luogo comune che ci porta ad accettare o a contrastare il Cambiamento, quello con la maiuscola; in realtà siamo in un cambiamento continuo, il “change” non è solo verso le “grandi decisioni”, quelle che cambiano, o dovrebbero cambiare, la vita: in verità modifichiamo, o scegliamo di non modificare, il nostro vivere in ogni momento, assecondando così l’evoluzione, in ogni caso.

“Trasformarsi” è coniugato in forma riflessiva, è rivolto a me stesso: è un’agire il cui risultato ricade sulla mia persona, sulla mia vita; indica già chiaramente e definitivamente la direzione dell’agire, l’attenzione che intendo esercitare sui miei comportamenti affinchè la consapevolezza mi guidi verso i risultati che intendo realizzare. E’ una forma verbale che massimizza l’attenzione, che impedisce la distrazione, che valorizza il focus e che nel contempo accetta l’ineluttabilità del movimento verso il cambiamento, ineluttabilità che sta nella vita stessa dell’umano. In tal modo mi sento compiuto, proprietario a tutti gli effetti della direzione della mia vita.

“In severitatem” ovvero nel “rigore”.

E’ la mia modalità, è la mia risorsa interna: come mantengo la rotta, come resto coerentemente dentro l’agire in modo opportuno e funzionale: con rigore, ovvero in piena coerenza con il metodo stabilito, con fedeltà alle premesse, che inglobano il risultato.

E’ un chiaro richiamo alla disciplina personale: stabilite le premesse ed il metodo, l’agire sarà coerente ad esse, l’applicazione del metodo è la modalità con la quale si valuta e si discerne il comportamento più consono alla direzione ed all’ottenimento dei risultati. Il termine richiama, oltre al rigore ed alla severità che mi conducono, anche l’austerità necessaria: niente fronzoli, niente ghirigori concettuali, “attenersi alle istruzioni” è il pensiero sottostante.

Perché mai un tale richiamo alla disciplina, ad un metodo rigoroso? Il motivo è semplice: è la mia storia, l’insieme delle mie esperienze, che mi hanno insegnato una lezione importante: rispettare le fondamenta dei ragionamenti, dei valori che indicano la direzione, in questo consistono le premesse da cui poi coerentemente generare le azioni e i comportamenti. Ogni qualvolta mi trovo a tentennare su decisioni che presentano scenari complessi il sostegno è proprio nella fedeltà, nel rigore del rispetto delle mie premesse, dello scopo a cui si richiama il mio agire: senza fronzoli, austeramente finalizzato al risultato.

di Luca Maria Gallotti
2 Agosto 2022