E’ piuttosto affermato il pensiero che imitare è riprovevole, è un comportamento piuttosto infantile, insomma l’imitazione contrasta fortemente con il pensiero comune il quale sostiene che occorre sviluppare le proprie abilità in autonomia, con il proprio cervello e la propria capacità cognitiva: saremmo altrimenti tacciati di mancanza di originalità o addirittura accusati di plagio.
E’ davvero così? No, non è sempre stato così e, in altra prospettiva, è una modalità umana che consente l’evoluzione ed il miglioramento.
Un tempo si insegnava attraverso l’imitazione, infatti nell’antica Roma lo studente apprendeva attraverso la memorizzazione di un testo che diveniva in tal modo un modello: successivamente era chiamato a recitarlo senza variazioni, poi era spinto alla parafrasi del testo e dopo ancora alla sua traduzione in greco, nelle forma poetica o in prosa, sintetizzandolo o rendendolo più lungo e dettagliato, ne avrebbe anche variato il tono. Solo allora, avrebbe prodotto propri testi con lo stile dell’autore e così via, verso impegni sempre maggiori.
Il sistema fu mantenuto per secoli, e solo verso la fine del 700 in reazione alla progressiva industrializzazione ove si potevano produrre innumerevoli copie di scritti ed opere letterarie il Romanticismo spinse verso la cultura dell’originalità e l’imitazione divenne disdegnata e assunse il “vestito” che si porta ancora addosso oggi.
Al di là di questa breve sintesi, che comunque dà già qualche utile indicazione in proposito, ovvero di come l’uomo abbia diversamente considerato l’imitazione, proviamo insieme ora a considerare invece l’importanza dell’imitazione nella nostra cultura.
Innanzi tutto imitare consente di scegliere come agire tra più soluzioni già a disposizione: avere accesso a diverse strategie per approcciare un piano o una decisione e poterne analizzare e sceglierne una già realizzata consente una forte reattività al mutare degli eventi, adattando il proprio agire al mutare dello scenario e riferendosi sempre ad esperienze note.
Viene da sè il secondo vantaggio dell’imitare, ovvero il poter prevedere ed evitare gli errori che hanno già incontrato coloro che sono imitati, vantaggio questo su chi innova che non possiede la “guida” di chi li ha preceduti.
In terzo luogo l’imitatore ha l’accesso alle migliori strategie di altri e non ha le necessità di investimenti in sicurezza e segretezza.
Infine si può anche affermare che imitare consente un grande risparmio di energia e tempo potendo indirizzare le risorse direttamente su strategie già testate e di successo, aspetto invece che caratterizza l’azione dell’innovazione che porta con sé grande dispendio di risorse, tempo, energia.
Dunque, superando il concetto negativo che abbiamo riguardo l’imitazione, possiamo dire che tali considerazioni ci portano a sostenere che imitare consente di accedere a possibilità che superano quelle nostre interne che abbiamo a disposizione.
Qui si apre però la considerazione circa la capacità dell’imitatore di scaricare il sapere e l’esperienza dell’imitato rendendola davvero accessibile e rapportata alle proprie abiità realizzative: decifrare la strategia di colui che ne è diventato l’esperto è il cuore dell’imitazione, ovvero far corrispondere la strategia che si imita alla situazione nuova contingente.
Ecco che proprio qui sta la creatività dell’imitatore, il quale dovrà saper innanzi tutto definire la propria situazione, il proprio problema con grande precisione per trovare la situazione analoga che possa ispirare l’azione di successo; comprendere come e perché la situazione scelta abbia condotto al successo colui che si imiterà; infine sarà indispensabile individuare le differenze del proprio contesto e capire come adattare le soluzioni originali.
Ecco che allora l’imitazione svela la necessità di un lato di creatività che è occultato proprio dal quel senso comune relativo all’imitare a cui mi sono riferito in apertura dell’articolo, ma ben più efficace; ed a questo proposito molti sono gli esempi di imitazioni efficaci: la scelta della procedura in sala operatoria della check list proviene dall’esperienza dei piloti nell’aviazione; alcune analisi fatte sulle competizioni dell’America’s Cup di vela hanno dimostrato come spesso il leader copia la strategia di chi lo segue per il principio che se “copio la strategia di chi mi insegue allora il mio vantaggio resterà immutato”; si può anche citare l’esperienza di Zara ove i designer si impegnano costantemente a trovare ispirazione dalle riviste e anche dai propri clienti; infine è noto come alla fine degli ’70 Steve Job ed i soci della nascente Apple si siano ispirati soluzioni tecnologiche che avevano trovato in Xerox per ottenere la svolta che ha fatto diventare l’azienda ciò che oggi vediamo: dunque al motto che ne ha caratterizzato il marketing iniziale, “Think different”, quale significato vogliamo attribuire?