COSTANZA…PERSEVERANZA…AHI, AHI, AHI!

Ricordo che volevo dimagrire, ed ingrassavo!
Progressivamente dai 25 anni, e per altri 30, il mio pensiero poggiava sul quel fantastico desiderio: dimagrire! Così mi sono ritrovato in sovrappeso di oltre 35kg.
E ho provato tutte le diete, di ogni tipo e natura: cominciavo e mollavo, “non ho costanza” mi dicevo, “quelli che ci riescono sono fortunati, hanno la costanza, io purtroppo no!” mi ripetevo.

Le stesse identiche affermazioni mi vengono spesso proposte anche in campi lontani dal peso forma, ma hanno la stessa struttura e rispecchiano una convinzione: la costanza ce l’hai o non ce l’hai!

Una buona notizia: tutti abbiamo costanza; una notizia all’apparenza meno buona: occorre svilupparla.

Qui racconto cosa mi è successo e come ho fatto a trovare la costanza per perdere tutto quel peso e come la costanza da allora mi accompagna in ogni attività.

Ma cos’è la costanza? E’ la capacità di ripetere nel tempo le azioni necessarie per raggiungere un determinato obiettivo ed ottenere così il risultato che si desidera. Rileggendo, appare molto chiaro che è qualcosa che risulta “semplice” applicare: se so che quella azione mi porta al risultato, cosa mi impedisce di replicare?

La prima risposta che spesso viene presentata si basa sul fatto che occorre  che esista  una “buona motivazione”, ma ho imparato che questa è una risorsa esauribile e da sola non basta a condurre al risultato; certo, perché le tentazioni e le fragilità sono dietro l’angolo e non bastano “forza di volontà e controllo” e “determinazione”: tutte risorse mentali e spiegazioni razionali che cedono frequentemente a stati emotivi che non lasciano scampo!

Allora? Vediamo qualche suggerimento.

Innanzi tutto, un tema strettamente collegato alla motivazione sono gli obiettivi che ci si assegna: è fondamentale che si “sentano propri”; certo vanno ben formati e devono rispondere a caratteristiche definite, ma occorre che nell’agire, nei comportamenti, si avverta anche un piacere nell’eseguire quell’azione, che il “fare” ci porti un benessere, anche leggero, e questo attiva una chimica che nel tempo poi ci sostiene; è anche così che si produce quel pensiero interiore per cui ci si dice “che ne vale la pena” e si contrasta quel persistente giudizio del “tanto io non ce la faccio”.

Questo aiuta nella consapevolezza che si sta agendo uno sforzo, e che non bastano l’auto-controllo e la disciplina come agenti del successo Nel mio viaggio mi ha aiutato moltissimo questa consapevolezza, cioè la chiarezza che stavo vivendo uno sforzo, un impegno e che avrei anche potuto incorrere in un passo falso, ci stava nello scenario dell’impegno. Questa postura mi ha consentito di accettare che proprio la “non-rigidità” mi avrebbe accompagnato al successo: ho rovesciato il principio di Pareto e mi sono dato la “possibilità di non essere perfetto” al 20% del mio agire.

Questo introduce all’importantissimo suggerimento di “accettare l’imperfezione”, proprio così: perché, quando si pianifica una strategia e si passa all’azione, la tendenza ad essere perfetto, a non sbagliare, ad eseguire secondo il piano prestabilito sono proprio gli atteggiamenti che spesso  riteniamo essere la misura del parziale successo, così che quando mettiamo un piede in fallo il nostro giudice interno sentenzia la nostra incapacità!
Occorre accettare l’imperfezione, la giornata nera, non tutto dipende da noi: fondamentale è “accettare e proseguire”.

Un’altra cosa che faccio e che molto aiuta è tracciare il progresso. Infatti, spesso, si è molto precisi nel prevedere, progettare e pianificare e poi nell’agire si perdono i passi, ci si misura solo con il “grande risultato” e si perde la percezione di quanto si sta avanzando: si vive lo sforzo e non il progresso, così si perde anche l’atto della gratificazione, elemento invece da attivare per rinnovare la motivazione e assopire dialettiche interiori giudicanti.

Infine, ogni giorno è necessario avviare la giornata, sin da quando si scende dal letto, in un percorso definito e ritmato, ove si trovano e si vivono routine feconde. Questo  consentirà di dare ordine alle azioni e ai pensieri, di trovare, seguendo il proprio benessere, quelle piccole regole dentro cui si sta comodi: in fin dei conti è questo che denominiamo “disciplina” e che  ci lamentiamo di non possedere!

Ti saluto confessando una trappola in cui spesso cadevo, e che assai frequentemente riscontro anche in attività aziendali (paura!!!), e che contrastava – purtroppo molto efficacemente – la mia ricerca della costanza: il fattore che chiamo “va beh, ormai è andata!”.
Consiste nel fatto che, quando mi capitava qualcosa che interferiva “nel buon agire”, qualcosa che mi portava in fallo, mi dicevo appunto “va beh, ormai è andata!” e, considerata così la giornata fallita, passavo mentalmente a “domani riprendo la giusta via”: rimandavo il buon comportamento e aprivo l’intera giornata a concessioni deleterie.

Niente di più negativo.

di Luca Maria Gallotti
3 Marzo 2023